Tutti i libri

Università di Coimbra Un viaggio nel cuore della Biblioteca Geral, che conserva alcune preziose rarità della letteratura e della cultura portoghese.

di Mariana Maia de Oliveira

Prémio de jornalismo Adriano Lucas

Traduzione dal portoghese di Sara Naldi e Martina Matozzi

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In un racconto pubblicato nel 1944, l’argentino Jorge Luis Borges parla di una biblioteca “infinitaˮ, che esiste da sempre ed esisterà per sempre, e nei cui scaffali sono nascoste tutte le possibilità di libri scritti e da scrivere. Se questo fosse un esercizio di finzione potremmo arrivare a dubitare, in qualche momento, di essere appena entrati nei labirinti della Biblioteca di Babele. Ma non è così.

Nel 2013, la Biblioteca Geral dell’Università di Coimbra ha festeggiato i  500 anni dalla sua apertura ed è la biblioteca che è in funzione da più tempo in Portogallo. Ripercorriamo, un anno dopo l’avvenimento, i meandri di cinque secoli di storia, cercando di fargli prendere vita  e capire come il presente riesca a supportarli.

La Biblioteca Geral comprende due spazi: la biblioteca Joanina e la struttura  del Largo da Porta Férrea. Quest’ultimo, costruito a fine anni ’50, entrò in funzione nel 1962. In un piccolo excursus storico, António Maia do Amaral, direttore della Biblioteca e nostro cicerone nella visita al cuore di questa casa di libri, ricorda che “ci sono state ragioni ideologiche per costruire la biblioteca in questo modoˮ. Se oggi viviamo l’era delle piattaforme digitali, ci sono stati tempi in cui il prestito di libri avveniva attraverso un sistema di canalizzazioni che portava il documento fino all’addetto che lo aspettava dall’altra parte del terminale. I lettori non potevano accedere personalmente agli scaffali, “probabilmenteˮ ricorda Maia do Amaral, questo “rifletteva già una certa sfiducia del potere verso i bibliotecariˮ. Questa biblioteca, tuttavia, ha sempre aggirato le imposizioni della censura. “Abbiamo sempre avuto tutto quello che era proibito. In verità, non c’è mai stato niente di proibito in questa casaˮ. La disobbedienza e la sovversione delle norme, in un certo senso, hanno fatto di questa biblioteca uno spazio di resistenza durante la dittatura. “Si poteva venire qui a leggere molte cose che erano proibiteˮ. Le persone che si sono trovate a capo di questa istituzione hanno assunto una posizione discordante rispetto al regime: “Alcuni, sappiamo oggi, erano membri del Partito Comunistaˮ. Altri, continua Maia do Amaral, si distribuivano lungo tutta la larghezza dello spettro politico, da sinistra a destra, e hanno avuto in comune la presa di “posizioni di cittadinanza molto chiare in difesa della letturaˮ.

Oggi parte della stessa istituzione, le due strutture hanno tuttavia una storia precedente molto diversa e richiedono, per questo, attenzioni diverse. La Biblioteca Joanina, al contrario dell’immaginario comune, non è soltanto un luogo turistico. “Per noi, come biblioteca, continua a essere un deposito di libri antichi. Da qui la nostra insistenza affinché siano mantenute determinate condizioni di ambiente, di temperatura, di umidità. La nostra preoccupazione  è la buona conservazione dei libriˮ. L’affluenza turistica di massa entra, a volte, in conflitto con la necessità di preservare lo spazio. Il direttore ricorda la necessità di lottare contro certe “idee pellegrineˮ per fare “certi usi della bibliotecaˮ, come, ad esempio, quella di girare il trailer di un film di azione dentro la biblioteca Joanina. L’edificio costruito durante il regno di D.João V “non è soltanto uno spazio molto bello, visitato da turisti, ma anche un deposito di libriˮ.

António Maia do Amaral lavora nella Biblioteca Geral dal 1988. È attraverso la sua mano che tocchiamo, uno a uno, gli angoli dell’edificio dove funzionano le principali strutture legate alla Biblioteca, e, attraverso queste, captiamo la quotidianità di una delle dimore più antiche della conoscenza universitaria.

Il principale meccanismo di entrata di pubblicazioni recenti nella Biblioteca è il Deposito Legale. Tutto ciò che viene pubblicato in Portogallo viene  fatto arrivare, per imposizione di questa via legale e in un numero totale di 11 esemplari, in varie biblioteche del Paese. Una volta al mese, arriva un camion che contiene decine di scatole con pubblicazioni. “Quando c’erano i soldiˮ, racconta Maia do Amaral, “era la stessa Biblioteca Nacional che ci inviava il Deposito Legale, adesso invece siamo noi che abbiamo l’obbligo di andarlo a recuperare a Lisbonaˮ.

Avviene quindi una separazione fondamentale: le pubblicazioni periodiche da una parte, e le monografie dall’altra. Da qui si sviluppano due circuiti differenti, che terminano, alla fine del processo, con la collocazione fisica in un determinato posto .

Arrivato alla Sala delle Pubblicazioni Periodiche, il materiale prosegue lungo una seconda biforcazione: si ha una separazione tra giornali e riviste. Iuliana Gonçalves,  tecnica della Biblioteca, spiega che lì arriva tutto quello che viene pubblicato in Portogallo, a partire da opuscoli di scuole o comuni, fino a pubblicazioni scientifiche varie. Nello spazio circostante, lo sguardo non può smettere di notare il contrasto tra la mole di lavoro e il numero di persone nella sala. “Se fosse venuta in questa sala quindici anni fa, avrebbe trovato più del doppio delle persone. Adesso lo spazio sembra sovradimensionatoˮ.  Iuliana Gonçalves ribadisce l’importanza delle parole di Maia do Amaral: “Molte persone sono andate in pensione e non è stato assegnato  nuovo personaleˮ. L’arrivo di nuove persone è stato applicato secondo il principio del “lavoro precarioˮ che non risolve il problema “né a noi né alla persona stessaˮ.

Todos os Livros-2-2Nella sezione dedicata alla gestione delle Monografie, la scarsità di funzionari è ancora più evidente. Nell’ampia sala, il suono della voce umana non riesce a interrompere il silenzio dei libri, Fatima Gonçalves è sola nel luogo dove si ricevono tutti i libri nuovi che arrivano alla Biblioteca. È lei l’unica bibliotecaria che ha il compito di inventariare e catalogare le monografie. Fin dai primi anni della crisi, i conti sono sempre stati fatti sottraendo: Fatima Gonçalves denuncia la “consistente mancanza di personale. Alcuni hanno cambiato spazio, altri si sono ammalati. Adesso ci sono soltanto ioˮ.

Da uno dei piani superiori della biblioteca entriamo, in silenzio come ci suggerisce l’ambiente, nella Sala di Lettura di Manoscritti e libri riservati. È qui che possono essere consultate alcune opere che si trovano nella Biblioteca Joanina. Altri libri hanno una collocazione fissa in questa sezione, come una Bibbia del XII secolo in quattro (voluminosi) volumi, una delle opere più antiche della Biblioteca. Uno sguardo inesperto si  stupirebbe della freschezza e dello stato di conservazione dell’esemplare. “Le persone pensano che i libri, per essere antichi, debbano trovarsi in un cattivo stato. Ma non è necessariamente così, anticamente si fabbricavano carte di diverse qualitàˮ. I libri che si producono oggi non ci garantiscono di durare 30 o 40 anni. Si chiude la Bibbia del XII secolo, forse le pagine di pergamena hanno avuto il tempo di registrare l’esclamazione a denti stretti di chi le stava sfogliando: “È una cosa magnifica!…ˮ

Proseguiamo attraverso i corridoi labirintici tra i quali, chi entra per  la prima volta ha qualche difficoltà a orientarsi. Da un lato all’altro, gli scaffali ricolmi si impegnano a essere fedeli depositari della memoria per i tempi che verranno. Un normale utente non immagina quanti chilometri il personale debba percorrere tra i depositi per andare a prendere un libro. Qui, un libro perso è un libro che smette di esistere. E ancora, Maia do Amaral fa notare le condizioni estreme in cui la Biblioteca sta funzionando: “Siamo al limite delle prestazioni dei servizi. Ed è già stato oltrepassato un limite: non è più possibile avviare richieste di prestito dopo le 17:30 e questa è già una forte riduzione del nostro lavoro. Non c’è rinnovo dei funzionari. Come nel resto della funzione pubblica, i nostri addetti stanno invecchiandoˮ.

Oltre all’insufficienza di lavoratori, la Biblioteca deve fare i conti con un altro serio problema: la mancanza di spazio. Da venti anni i responsabili della Biblioteca richiamano l’attenzione sull’esaurirsi dell’edificio, che è stato concepito negli anni ’50 con l’obiettivo di servire per cinquanta anni. Terminato questo periodo, è urgente trovare una soluzione. La crescita esponenziale dell’editoria in Portogallo pone la Biblioteca in una situazione al limite: solo le pubblicazioni periodiche (si pensi alla quantità di giornali e riviste regionali) occupano metri e metri di scaffalature. Si sta pianificando l’istallazione, a piano terra, di un sistema di “scaffali compattiˮ che permetteranno di triplicare la quantità di libri inseriti.

La soluzione deve sostenere tra gli otto e i dieci anni di crescita, il che, per il direttore, deve dare all’università l’opportunità di programmare una soluzione consistente a lungo termine. La collaborazione con la Biblioteca Municipale di Coimbra potrebbe essere una valida alternativa.

La Biblioteca Geral custodisce alcune tra le rarità più pregiate della letteratura e della cultura portoghese. E così, mentre ci sembra di sentire tra gli scaffali il mormorio della Storia, entriamo, vicino alla parte centrale della struttura, nella cassaforte della Biblioteca. Qui si conservano le stampe che, per la loro rarità, meritano una collocazione più riservata. Ci dirigiamo verso la stella più brillante di questa costellazione, poco più grande della grandezza di un palmo di mano, Maia do Amaral ci mostra la prima edizione de I Lusiadi. “Essendo un’opera simbolica e importante, pensiamo che debba avere una grandezza proporzionale all’importanza che noi gli diamo. Dimentichiamo però che è stata la prima opera pubblicata da un soldato, Camões, che proveniva dall’India, che non aveva pubblicato nessun altro libro e non aveva nessun tipo di patrocinioˮ. L’esemplare della prima edizione dell’epopea camoniana è datata 1572.

José Augusto Bernardes è il direttore della Biblioteca Geral. In carica dal 2011, riconosce che il suo mandato è stato fortemente influenzato dallo strangolamento del bilancio delle università. “I miei sforzi sono stati tutti rivolti, in clima di grave crisi finanziaria, verso l’obiettivo di non perdere personale e mantenere le cose buone che la Biblioteca già possiedeˮ. Preceduto da una lista estesa di illustri che, dal XVI secolo, hanno diretto la Biblioteca, José Augusto Bernardes nota che, ancora oggi, ha a che fare con “il percorso positivoˮ che hanno tracciato coloro che lo hanno preceduto in quella carica. Carlos Fiolhais (suo predecessore diretto), per esempio, “ha lanciato la Alma Mater, ha modernizzato i sistemi informatici, ha migliorato la sala di S. Pedroˮ. Il campo di azione è, oggi, strettamente condizionato dal magro bilancio. Il direttore aggiunge: “La Biblioteca Geral non genera un fatturato proprio. Con i tagli che si sono abbattuti sull’Università, abbiamo cominciato a vivere nel limiteˮ.

Il limite si fa notare per esempio in aree di attività vitali per una Biblioteca come questa. “Prossimamente andrà in pensione l’unica persona in grado di digitalizzare testi antichiˮ. Questo incarico, lontano da un processo meccanico, richiede competenze tecniche specializzate, ma anche, secondo José Augusto Bernardes, una certa “delicatezzaˮ. L’unico funzionario che sa restaurare un libro in tutta l’Università sta per suddividere il suo lavoro tra la Biblioteca Geral e la Facoltà di Lettere.

Il direttore non ha dubbi: l’eccellenza di un’istituzione è proporzionale alla sua capacità di “prendersi cura delle bibliotecheˮ. Ciò che “distingue una buona università da una non buona è l’attaccamento al libroˮ.

Il tentativo di recuperare il peso della Storia non ha prodotto nessun calcolo esatto. Antonio Maia de Amaral sintetizza: “La biblioteca ha già 500 anni di vita, questo ci permette di capire che noi stessi siamo poco rilevanti. Ciò che importa è l’istituzioneˮ. Ricordando l’episodio di un’asta in cui la Biblioteca non riuscì a raggiungere l’offerta più alta, Maia do Amaral racconta come si è consolato con una “riflessione filosoficaˮ: “Lo acquisteremo tra cento anni, agli eredi del compratoreˮ.

Le individualità se ne vanno ma l’istituzione resta. Allo stesso modo, tanto quanto possono corrispondere realtà e finzione, ha scritto Borges nel racconto cui abbiamo fatto riferimento:  M’inganneranno, forse, la vecchiaia e il timore, ma sospetto che la specie umana – l’unica – stia per estinguersi, e che la Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta.

 

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