L’anno della morte della libertà nelle Cronache di G. Pecchio

Il libro Cronache, la libertà muore in Spagna è il seguito di Tre mesi in Portogallo e riprende la storia del conte Giuseppe Pecchio proprio da dove lo avevamo lasciato. L’opera, interamente curata da Carlo Colombo e edita da Vittoria Iguazu Editora, propone la prima traduzione italiana di un testo tramandato nella sola lingua inglese, introdotta da un breve saggio che ha come titolo: “Risorge ancora. Pecchio, Blaquiere e la Rivoluzione”.

CopertinaERRATA CORRIGE?

«La libertà muore, ma risorge ancora. È la sola cosa che gode il privilegio della metempsicosi. Ella morì in Francia nel 1800, per risorgere in Spagna nel 1823. È morta quest’anno in Spagna, e risorgerà…».

Quando il conte Giuseppe Pecchio scrive le righe conclusive delle Cronache dalla Spagna, probabilmente, è l’autunno del 1823. Poco prima, in agosto, alla vigilia della battaglia del Trocadero, intuendo che sarebbe stata fatale ai liberali, il conte esule fugge via mare alla volta dell’Inghilterra. La premessa che consegnerà all’editore in vista della pubblicazione inglese, avvenuta a Londra l’anno successivo, porta la data del dicembre 1823.

Ritratto

Unico ritratto certo di Giuseppe Pecchio

In quei cinque mesi, prende corpo la profezia della libertà che muore e risorge, secondo un disegno naturale, del tutto ineluttabile delle cose. A riprova di quanto afferma, l’autore riporta tre date: il 1820, il 1823 e l’anno in cui scrive. La prima data fa riferimento alla presa di potere di Napoleone. Segna l’inizio di un’epopea, che pure avendolo entusiasmato, porta Pecchio a riflettere sulla fine della libertà democratica, avviata con la Rivoluzione francese. La diffusione dei diritti civili, favorita dall’ascesa dell’imperatore e dalle sue vittorie in Europa, rappresenta una compensazione solo parziale. Il bilancio che ne trae è certamente combattuto.

Guerra di Spagna

Stampa francese del 1828 conservata a Versailles. Ritrae i generali Bourke e La RocheJaquelein che dispongono le truppe nella presa di La Coruna difesa dal generale Quiroga, il 5 luglio 1823 durante la Guerra di Spagna.

Da un lato, subisce la fascinazione, che il compagno di classe Alessandro Manzoni bene esprime nell’ode 5 Maggio. Nelle Morganiche, uno scritto polemico nei confronti di Lady Morgan e steso in forma anonima, Pecchio riconosce tuttavia al grande corso il merito di avere gettato in Italia, con i semi dell’auto governo, le premesse di un’identità nazionale, che sta alla base del Risorgimento. D’altro canto, disdegna la dittatura personale che, come la storia sempre insegna di fronte a simili parabole, portò alla catastrofe dell’intero movimento di liberazione cui era espressione, sebbene contraddittoria.
Con pari evidenza, la seconda data è sbagliata. L’anno in cui la libertà spagnola muore per volontà di re Ferdinando e per effetto dei decreti del ciambellano don Victor Saez, in conseguenza della vittoria militare della Francia borbonica, è lo stesso anno in cui Pecchio scrive, che sarebbe poi l’anno riferito, eppure sottaciuto, nella terza e ultima data. Non sarebbe improbabile ritenerlo un refuso di stampa. Né sarebbe insensato crederlo un errore d’autore, commesso per eccessiva fretta, come altre volte nella sua produzione. Sarebbe stato opportuno correggere la data del 1823 con 1820, l’anno inaugurato dal pronunciamento di Riego che portò al ripristino della costituzione di Cadice?

Presa del Trocadero

La presa del trocadero, a Cadice, il 31 agosto 1823. Ultimo atto del conflitto, in una stampa francese dell’epoca.

Più volte Pecchio indica il 1820 come la rinascita della libertà, per ispirare i moti italiani e portoghesi dello stesso anno e dell’anno successivo, vissuti e promossi in prima linea. La scelta fatta nella prima edizione delle Cronache. La libertà muore in Spagna, curata per i tipi di Vittoria Iguazu Editora, ha preferito restituire alla lingua italiana un testo arrivato fino ad oggi in traduzione inglese sotto il titolo di Journal of military and political events in Spain during last twelve months, secondo criteri conservativi, nel rispetto delle suggestioni che caratterizzano l’originale.

Benché non sia lecito ritenere che dietro l’indicazione del 1823 si nasconda un riferimento alla deposizione e all’arresto del sovrano, che da oltre un anno trama per il ripristino del potere discrezionale e assoluto, l’idea neppure manca di senso. Certamente, Pecchio non poteva non credere che l’anno in cui stava scrivendo sarebbe stato tramandato ai posteri come l’anno della  morte della libertà spagnola, come effettivamente avverrà.

Tuttavia, è indubbio che, per quanto effimera, la caduta della monarchia sia stata salutata da lui come una liberazione. Se lo attestano le pagine immediatamente precedenti del Journal, già nella precedente epistolario Tre mesi in Portogallo nel 1822, in modo criptico e sottaciuto, il conte Pecchio indica la repubblica come l’unica strada percorribile verso un efficace consolidamento della libertà costituzionale.

Cartina epoca

Una cartina d’epoca che ritrae la baia di Cadice.

Infine, nell’arbitrario spostamento in avanti della data della rinascita liberale, curiosamente fatta coincidere con quella della morte, si ravvisa una involontaria, ulteriore suggestione, tanto suggestiva quanto involontaria, che si è preferito mantenere. In fondo, la confusione di due eventi, tanto diametralmente opposti come la nascita e la morte, contiene una verità, che è poi la stessa verità che Pecchio ripete all’inizio e alla fine del volume in termini paradossali: “Nessuno si è ancora accorto che re Ferdinando VII è il più grande rivoluzionario d’Europa”, dice che tanto nefasta sarà la tirannide, tanto lucente sarà il volo della farfalla, al termine dell’inevitabile processo di metempsicosi; come la morte della libertà sia la migliore premessa della futura rinascita, tanto da rappresentarne una forma diversa, ma identica nella sostanza.

In virtù di questo slittamento, o cortocircuito temporale, è anche possibile leggere l’attualità del messaggio di Pecchio. È qui che si arriva all’ultima data, quella che non c’è: «È morta quest’anno in Spagna, e risorgerà…», è davvero una frase che potrebbe essere scritta e riscritta dall’inizio alla fine, in qualsiasi anno e in ogni luogo, laddove la Spagna sia considerata metafora del mondo e si riconosca un’affinità tra quel mondo mosso da romantici ideali e quello circostante.

                                                                                                                                                         

 Carlo Colombo

Ai seguenti link potrete trovare:

una recente riedizione del testo in lingua inglese

scheda dell’editore Vittoria Iguazu Editora

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...